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“l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”.
Primo Levi ne “La chiave a stella”
"L'arte non insegna niente, tranne il senso della vita"
Henry Miller
"Preoccupati del significato e i suoni si accorderanno da soli."
Lewis Carroll
"È nei margini che si trova la poesia."
Osip Mandel'stam
Questa intervista è stata realizzata da Nomad (N.) e da Bombo (B.).
Siamo nella casa di Gipi, il vincitore del premio Gran Guinigi 2005, del premio Micheluzzi 2005, del Grand Prix di Angouleme 2006, del premio Max und Moritz 2006, ecc. ecc. Per essere esatti siamo fuori, sulla veranda e ci godiamo la splendida giornata di sole circondati dagli alberi e dai suoni della natura. Dopo una lunga e piacevole chiacchierata di presentazione, cominciamo l’intervista.
Presentati ai nostri neuro-utenti. - N.
Mi chiamo Gianni Pacinotti. Non è vero, mi chiamo Gian Alfonso Pacinotti perché la mia mamma voleva che fossi un nobile.
Sono nato nel 1963 a Pisa, quindi ho 42 anni e mezzo.
Ho cominciato a disegnare a 6 anni: ho fatto una storia dove c’erano i beduini che combattevano contro la legione straniera.
Ho sempre disegnato. Alla fine degli anni ’80, cominciai a lavorare come illustratore per la pubblicità.
Quando hai cominciato a pubblicare fumetti? - N.
Ho iniziato a pubblicare cose che si possono chiamare fumetti nel 1994 per il settimanale di satira Cuore, in occasione della vittoria elettorale di Berlusconi. Mi arrabbiai e per la prima volta in vita mia, disegnai “male”. Invece di perseguire la Tecnica, cominciai a metter giù un po’ di impressioni ed espressioni, e cambiai modo di disegnare. Cominciai ad affiancare al disegno un po’ di testi e un bel giorno mandai un fax con queste strip, più o meno storiche, a Cuore.
Il fax arrivò, passò una segretaria di redazione, prese il foglio, lo lesse, ne fece una palla e la buttò nel cestino. Dopo qualche tempo passò un’altra segretaria di redazione, della quale tengo un busto in bronzo nella mia stanza (risate), guardò nel cestino, vide una palla arrotolata che secondo lei era fuori posto, la srotolò, la stirò, la portò al vice-direttore che mi chiamò e mi prese a lavorare. Una cosa assurda. Io ho iniziato così. Quando sei fortunato…
Dalle stalle alle stelle. Dal cestino alla stampa... - N.
Mi chiamarono subito, il giorno stesso. Mi dissero che mi avrebbero pagato per delle vignette che facevo in un batter d’occhio. Era incredibile.
Poi sempre per Cuore, ho iniziato a girare l’Italia. Mi mandavano a fare il famoso giornalismo a fumetti. Qualcuno spesso rimane a bocca aperta per le cose che vengono fatte ora in questo campo, mentre Riccardo Mannelli |